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martedì 12 maggio 2015

Da Velletri a Katmandu

“Cargo for Nepal” in partenza

Grazie all’iniziativa di quattro associazioni Veliterne e di tanti cittadini che hanno prontamente risposto all’appello, anche la nostra città ha contribuito agli aiuti che stanno affluendo nel paese himalayano distrutto dal terribile terremoto da tutto il mondo.
S/Sezione C.A.I., Associazione Culturale OSSIGENO, Resistenza e La Spinosa per l’Ambiente hanno lanciato su facebook la proposta e l’evento creato, ha raggiunto un numero altissimo di adesioni e condivisioni.
Al contrario del solito, le adesioni questa volta non sono state solo virtuali ma reali: una montagna di materiali sono stati raccolti nelle sedi C.A.I., di Ossigeno e Resistenza al punto da mettere in difficoltà per i volumi arrivati, gli stessi organizzatori.
Tende, sacchi a pelo, indumenti pesanti, scarponi, maglioni, berretti, ecc … sono giunti da Velletri e non solo. Anche altre persone dei castelli romani hanno raccolto l’appello ed hanno contribuito a “Cargo for Nepal”.
Tali le contribuzioni che l’evento è stato fermato in anticipo.
Dopo una sosta dovuta al blocco dei voli per Katmandu, nei prossimi giorni, attraverso la Dogana, il carico verrà imbarcato per il primo volo utile.
Un paese lontano che per molti rimane il sogno di un’avventura, di una scalata o di una vacanza a cui abbiamo voluto dare il nostro piccolo sostegno e la nostra solidarietà.

C.A.I S/Sezione di Velletri
Associazione Culturale Ossigeno
Resistenza Velletri

La Spinosa per l’Ambiente

venerdì 8 agosto 2008

Per non dimenticare il Tibet


A tutti coloro che non hanno ancora perso la capacità di “scandalizzarsi”

di Flavio Lotti Coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 30 luglio 2008

Non basta certo sventolare una bandiera per fermare le tante violazioni dei diritti umani che ci sono nel mondo. A quello servirebbe l’impegno costante di governi e istituzioni credibili. Ma fintantoché i governi e la politica continueranno a ignorare, a calpestare e a strumentalizzare i diritti umani ci sarà bisogno dell’impegno di tutte le donne e gli uomini di buona volontà. Ecco il perché di una proposta e di un gesto semplice: appendere alla finestra di casa la bandiera dei diritti umani. Un gesto alla portata di tutti coloro che non hanno ancora perso la capacità di “scandalizzarsi”. Io sono davvero scandalizzato per il modo in cui i governi trattano i diritti umani. La vicenda delle Olimpiadi e della violenta repressione della rivolta tibetana del 14 marzo è eloquente: per i governi vengono prima gli affari e poi i diritti umani. Vi ricordate le contestazioni occidentali? Le minacce dei governi di boicottare le Olimpiadi? Aria fritta. La Cina è una potenza economica troppo rilevante per essere trascinata sul banco degli imputati. E poi, Olimpiadi vuol dire affari per 42 miliardi di dollari. Una cifra da brivido. Ben quaranta aziende italiane hanno già arraffato un pezzo della torta. Nei giorni scorsi persino il New York Times ha messo il dito sulla piaga ricordando che per conseguire il diritto a ospitare le Olimpiadi, la Cina aveva promesso di migliorare gli standard riguardanti la libertà di stampa e il rispetto dei diritti umani. "Non sapremo mai – aggiunge l'editoriale – se i leader cinesi intendessero mantenere la parola data. Quello che sappiamo è che il Comitato Olimpico Internazionale, le aziende sponsor dell'evento e i governi degli altri paesi avrebbero dovuto chiedere alla Cina di mantenere i propri impegni. Non l'hanno fatto e le autorità cinesi hanno letto il loro silenzio come complicità".




domenica 16 marzo 2008

La campagna di solidarietà con il Popolo Tibetano

Da: http://www.dossiertibet.it/
Dal Tibet occupato continuano a giungere notizie drammatiche. I monasteri vengono chiusi, i monaci arrestati, i pastori nomadi deportati. Il Partito Comunista Cinese intende inoltre adottare nuove misure di "pianificazione familiare" con il dichiarato intento di ridurre ancora il tasso di natalità dei tibetani. Appare quindi chiaro che di fronte a questa barbarie la sola denuncia non basta più ed il pur prezioso lavoro di testimonianza sin qui svolto da combattive minoranze è ormai inadeguato. In tutto l'Occidente devono finalmente mobilitarsi le grandi organizzazioni di massa, le sole in grado di costruire un vasto movimento d'opinione che sappia opporsi alle potenti lobbies economiche che puntellano il regime; le sole che possano indurre la comunità internazionale a isolare il governo di Pechino e costringere le Nazioni Unite a condannare il regime per i crimini commessi. Prima che sia troppo tardi! In Italia il sindacato confederale ha già risposto agli accorati appelli del governo tibetano in esilio. I segretari generali di Cgil,Cisl e Uil, incontrandosi a Roma con il Dalai Lama, si sono impegnati a sostenere in ogni sede la causa del popolo tibetano; mentre nel paese si moltiplicano le iniziative sindacali di denuncia dell'oppressione coloniale cinese. In Francia i segretari nazionali della Cfdt e di Force Ouvrière, manifestando a Parigi, hanno chiesto "democrazia per la Cina e libertà per il Tibet". In Polonia Solidarnosc ha chiesto ufficialmente al governo polacco di presentare all'assemblea delle Nazioni Unite un documento di condanna delle violazioni dei diritti umani e sindacali in Cina ed in Tibet. La Confederazione europea dei sindacati già il 10 marzo 1996 ha espresso la sua solidarietà a quanti manifestavano nella capitale belga a favore della causa tibetana, mentre la Confederazione internazionale dei sindacati liberi sta indagando sui crimini commessi dal regime di Pechino. Nel contempo dobbiamo anche far conoscere a tutti i lavoratori, alla gente comune, il dramma di questo popolo. La Cisl del Piemonte ha già dato vita a un'agenzia periodica che viene diffusa in tutto il mondo, Dossier Tibet ,e si è fatta promotrice di una vera e propria "campagna di solidarietà". In molte regioni si sono così costituiti gruppi di lavoro per promuovere e coordinare le iniziative delle strutture e degli enti sindacali e ricercare la collaborazione di tutte le Associazioni che sono disposte a battersi per la causa tibetana. In quest'ambito all'ISCOS Piemonte è affidato il compito di gestire l'adozione a distanza dei rifugiati ,che a centinaia continuano ad affluire nei paesi confinanti ,e la realizzazione di progetti di cooperazione volti a migliorare le condizioni di vita e di lavoro nei campi profughi.
Claudio Tecchio

Manifetsazione CGIL CISL UIL contro la repressione in Tibet

(ASCA) - Roma, 15 mar - Lunedi' manifestazione di Cgil, Cisl e Uil contro la repressione cinese in Tibet. Si terra' una fiaccolata silenziosa a Roma davanti all' ambasciata della Cina. I tre sindacati, si legge in un comunicato, ''di fronte alle notizie provenienti dal Tibet di parecchi morti e feriti tra i monaci e la popolazione civile, esprimono la piu' ferma condanna dell'uso della forza e chiedono al governo cinese di fermare immediatamente la sanguinosa repressione.Cgil-Cisl-Uil si riconoscono e sostengono le posizioni del Dalai Lama che si appella alle autorita' cinesi perche' rispondano con il dialogo ed una soluzione pacifica al profondo risentimento del popolo Tibetano che dal 1950 e' sotto occupazione cinese e che e' vittima di continue violenze e repressioni. Solo attraverso il dialogo e la liberta' di espressione e di organizzazione si puo' giungere a forme di convivenza pacifica, rispettosa delle culture e dei valori dei popoli, delle minoranze etniche e religiose, ed evitare in Cina tragedie gia' vissute anche nel recente passato. La costituzione in Cina di un sistema democratico che porti al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori e' lo strumento essenziale per una globalizzazione economica e commerciale giusta e per una soluzione pacifica dei conflitti''. Per questo, Cgil, Cisl e Uil invitano i propri iscritti e militanti a partecipare ad una fiaccolata silenziosa che si svolgera' Lunedi' 17 Marzo alle ore 18.30 in via Bruxelles a Roma, sede dell'ambasciata cinese.